​Per danni derivanti da sangue infetto si intende la trasmissione di un agente patogeno all’esito di una trasfusione di sangue o parti di esso (es. plasma) o di una somministrazione di emoderivati (medicinali derivanti dal sangue).

Nel caso in cui a seguito dell’attività trasfusionale insorga o si crei un danno nella sfera giuridica del soggetto, ques’ultimo potrà rivalersi ex art. 2043 c.c. nei confronti del Ministero della Salute (responsabilità di tipo extracontrattuale) ovvero ex art. 1218 c.c. nei confronti della struttura sanitaria nel corso del ricovero ospedaliero (responsabilità contrattuale).

Nel caso degli emoderivati v’è anche la responsabilità della casa farmaceutica ex art. 2050 c.c. o del produttore ai sensi del Codice del Consumo.

Per quanto concerne i danni risarcibili, può rilevarsi come una delle peculiarità delle malattie infettive è che, qualora divengano croniche, tendono a peggiorare nel tempo.
Per ciò che attiene strettamente ai pregiudizi patrimoniali, essi comprendono tanto il danno emergente (le spese mediche, le terapie, ecc.) quanto il lucro cessante (mancati guadagni conseguenti alla malattia). Entrambi vanno opportunamente provati dal danneggiato.

Più complesse sono le valutazioni relative ai danni non patrimoniali che coincidono nella lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica con un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita.

Data la complessità della tematica, al fine di ottenere il giusto risarcimento è bene affidarsi ad un team specializzato di avvocati e medici legali che sapranno di concerto valutare il caso concreto e valutare congruamente il danno subito.

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